Milan, uno scudetto poco... fantacalcistico
Autore: Vittorio
Data: 10-05-2011


[www.fantacalcio.it]
Solo un paio di neo-campioni hanno fatto la differenza nel gioco. Udinese, scatto Champions
Mancava solo il timbro dell'ufficialità ed è arrivato con due turni d'anticipo. Il Milan adesso è campione d'Italia anche col sigillo della matematica, dopo esserlo stato virtualmente già da un paio di settimane, quando la vittoria di Brescia aveva realisticamente chiuso ogni discorso. "Scudetto meritato" è la solita ovvia espressione di circostanza, a cui non ci si è riusciti a sottrarre nemmeno in questa occasione. Ridondante e per questo del tutto priva di significato, peraltro. Perché lo scudetto, in quanto tale, è già di per sé meritato. Il calcio non è la boxe o la ginnastica artistica, ossia uno sport in cui il risultato è affidato a un giudizio soggettivo. Qui contano i punti e la classifica che ne consegue: chi è primo merita a prescindere, il resto è solo chiacchiera per far volume.

Gli osanna li avete già letti e sentiti altrove, per cui eviteremo di tediarvi aggiungendo il nostro panegirico. Teniamo a sottolineare solo un aspetto della cavalcata rossonera, dal momento che ha avuto riflessi importanti anche sul fantacalcio. Ossia il fatto che questa squadra sia riuscita a trovare continuità di risultati pur nella discontinuità dei suoi interpreti. E proprio questa, se vogliamo, è stata l'arma vincente di Allegri. Si è partiti con l'uomo solo al comando di ferrettiana memoria, una squadra sulle spalle del deus ex machina Ibrahimovic. Poi è spuntato Boateng, formando proprio con Ibra quel binomio atipico (finto trequartista + finto centravanti) rivelatosi illeggibile per le difese avversarie. Quindi è arrivato Pato, lasciato finalmente in pace dagli infortuni per qualche mese proprio in concomitanza col vistoso calo di rendimento dello svedese. E infine ci ha pensato Seedorf a chiudere i conti, trascinando la squadra oltre l'ultimo ostacolo, sul piano della personalità prima ancora che tecnico, quando lo spettro della rimonta interista e di un titolo buttato via in dirittura d'arrivo si stagliava già ben nitido all'orizzonte.

Protagonisti diversi per diversi spicchi di campionato, insomma. Come conferma il fatto che tra gli uomini copertina della stagione fantacalcistica non figurino molti rossoneri. Certo, Abbiati e Thiago Silva sono stati due garanzie. Ma in pratica ci si ferma lì. Nesta ha fatto il suo ma ha saltato 10 partite, Ibra, dopo un autunno mostruoso, ha fatto più danni della grandine nella volata delle nostre leghe, Pato ha segnato 14 gol ma ha preso voto in appena 22 gare su 36, Robinho ne ha regalati 12 ma se n'è divorati una quantità non numerabile. Per proseguire con Seedorf, alle soglie del taglio se non oltre prima di esplodere a primavera, o lo stesso Boateng, rivelazione assoluta ma non titolare ad inizio stagione e a lungo infortunato ad inizio 2011. Seedorf, miglior centrocampista rossonero per fantamedia tra quelli che hanno preso voto in almeno metà delle partite, si colloca appena al 19° posto nella classifica di reparto. E tra gli attaccanti, se è vero che Pato è terzo (ma, come detto, ha marcato visita in ben 14 occasioni), Robinho (6°) e Ibrahimovic (8°) si piazzano là dove non ti aspetteresti di trovare i principali stoccatori della squadra campione d'Italia. La stessa difesa, pur affidabilissima, ha realizzato un solo gol in tutto il campionato: Thiago Silva col Lecce alla 1ª giornata. Gli infortuni, va detto, non hanno aiutato il Milan a primeggiare a livello di incisività dei singoli nel nostro gioco. Ma tant'è. A Fantacalcio quest'anno si è vinto con i Cavani e i Di Natale, gli Eto'o e i Sanchez, i Pastore e gli Hernanes. A parte, come detto, Abbiati (e Thiago Silva per chi gioca coi modificatori), la spinta rossonera alle nostre fantasquadre non è stata niente di eccezionale.

In attesa del posticipo Juve-Chievo, il 36° turno passerà alla storia più per il record di Handanovic (sesto rigore parato, non ci era mai riuscito nessuno) che non per i gol realizzati: appena 21. Oltre a Zarate, la mannaia del -3 ha colpito anche Miccoli, messo a tacere da Padelli. E, per come sono stati calciati quei due rigori, la tentazione sarebbe quella di raddoppiare eccezionalmente il malus per i due protagonisti alla rovescia. Tutta colpa di Francesco Totti: il suo "cucchiaio" in Udinese-Roma qualche settimana fa ha evidentemente fatto drizzare le antenne ai portieri. Primo fra tutti proprio Handanovic, ovviamente. E questa è stata la loro "vendetta". Per il resto, l'unica doppietta del weekend è quella che ha consentito a Di Natale di staccare nuovamente Cavani (espulso) in vetta ai marcatori. Ora a Totò manca solo un gol per eguagliare i 29 centri della scorsa stagione e l'assenza del rivale domenica prossima potrebbe spianargli definitivamente la strada verso un bis che in Italia manca dai tempi di Beppe Signori.

Proprio la vittoria dell'Udinese nello scontro diretto per il 4° posto con la Lazio è stata il punto esclamativo anche in chiave calcistica. Gli errori della difesa biancoceleste nell'applicazione del fuorigioco hanno indirizzato la partita nel primo tempo, il rigore sbagliato e il palo che ha negato la doppietta personale al subentrante Kozak non fanno che acuire il rammarico per la squadra di Reja, che ora rischia di rimanere addirittura clamorosamente fuori dall'Europa. L'Udinese, dopo aver riacciuffato il piazzamento Champions, potrà adesso contare sul divario di motivazioni nei confronti di Chievo e Milan (prossime avversarie) per blindare i preliminari di agosto. La Roma, infatti, si è dovuta accontentare col Milan. Dopo averci provato nel primo tempo con Vucinic, il palo di Robinho e un altro paio di spaventi di marca rossonera hanno ridotto a più miti consigli la squadra di Montella, per la quale l'aggancio ai cugini dopo lungo inseguimento è ben magra consolazione.

La sconfitta interna col Catania sancisce la retrocessione aritmetica del Brescia. Il 6° centro stagionale di Silvestre e un diagonale di Bergessio rendono inutile la solita magia di Diamanti e trascinano a riva i rossazzurri, salvi come il Parma (0-0 a Bologna) e al 99,9% il Chievo, cui solo complicatissimi calcoli di classifiche avulse e differenza reti negano ancora il brindisi. Sono rimaste in 4 a lottare. Il Bologna ha quantomeno interrotto l'emorragia, conquistando il primo punto dopo 5 sconfitte consecutive, e mantiene 5 punti sulla terz'ultima. Non dovrebbe avere problemi a conquistare i 2 che mancano tra Firenze domenica e soprattutto Bari in casa all'ultima, anche se nella testa di Malesani comincia forse a farsi strada lo spettro dell'incredibile retrocessione del suo Verona nove anni fa (stagione 2001-'02). Anche allora l'attuale tecnico rossoblù era praticamente salvo con largo anticipo: addirittura 7° in classifica a +9 sulla quart'ultima a 12 turni dalla conclusione (allora le retrocessioni erano 4 su 18 squadre), ancora 8° a +6 a 8 giornate dalla fine e poi 11° a +5 con 3 partite ancora da giocare. Finì per perderle tutte (conquistando un totale di 7 punti in quelle ultime 12 gare) e retrocedere contro ogni logica.

Con la vittoria griffata Jimenez-Malonga a Cagliari ha compiuto probabilmente il balzo decisivo il Cesena, ora a +4 sulla zona rossa con alle viste il match-ball casalingo col Brescia. Da non fallire, però, visto che i romagnoli chiuderanno a Marassi, contro un Genoa che non sta regalando nulla a nessuno. Ma ovviamente le maggiori indiziate restano Lecce e Sampdoria. E la giornata di ieri potrebbe aver già scritto il capitolo decisivo, con il controsorpasso dei salentini a due giri dal traguardo. Rigore di Corvia ed espulsione dello stesso attaccante, pareggio di Mascara e rosso a Cavani. Poi, all'88', ecco la splendida voléé di Chevanton a mettere ulteriore pressione alla Samp in vista del derby. E in serata il Genoa ha completato l'opera, passando con Floro Flores, concedendo col solito svarione di Eduardo il pareggio a Pozzi e poi, tra i cori ostili dei propri tifosi per l'atteggiamento rinunciatario del secondo tempo, trovando al 97' in inferiorità numerica (espulso Mesto) il gol-vittoria con Boselli, da poco entrato in campo. Una sconfitta che per i blucerchiati significa -2 a 180' dal termine, anche se il netto vantaggio nella differenza reti a parità di scontri diretti garantirebbe proprio ai liguri la salvezza in caso di arrivo a pari punti. Significa, in sostanza, dover battere Palermo in casa e Roma fuori. Ossia rintuzzare sia Miccoli (che sicuramente vorrà dare una mano al suo Lecce), sia i giallorossi, potenzialmente ancora in corsa per la Champions. Ma significa, anche e soprattutto, dover sperare in un Bari a sua volta animato dal sacro fuoco da derby domenica prossima e in una Lazio già priva di obiettivi prima dell'ultimo turno.

Molto dipenderà dai risultati di oggi e domani. Sì, perché un ulteriore riavvicinamento della Juve renderebbe altamente improbabile un ultimo turno soft per le romane (tornerebbe in ballo anche l'Europa League) e l'eventuale qualificazione del Palermo alla finale di Coppa Italia toglierebbe alle aspiranti alla seconda manifestazione continentale per club anche il salvagente del 7° posto. Intanto i rosanero hanno fatto le prove generali rimontando il Bari (Bentivoglio, Miccoli, Bovo), mentre nell'altra sfida senza particolari implicazioni di classifica l'Inter ha messo quasi in cassaforte il 2° posto superando la Fiorentina: a segno Pazzini, Cambiasso e Gilardino prima del battesimo del gol in A per Coutinho.


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