La serie A va di fretta: tutto deciso (o quasi)
Autore: Vittorio
Data: 18-05-2011


[www.fantacalcio.it]
Napoli terzo, Samp in B, restano solo formalità da espletare. Hernanes, Robinho e Jeda da +6
Napoli in Champions League, Udinese quasi ai preliminari, Roma fuori dall'Europa dei grandi, Juve al 99% fuori dall'Europa tutta. Per concludere con la retrocessione della Sampdoria, che torna in B dopo 8 anni addirittura con un turno d'anticipo. Questi i verdetti della 37ª giornata, più di quanti fosse lecito aspettarsene, calendario alla mano. Restano un paio di formalità da espletare. All'Udinese basterà un punto col Milan domenica per conquistare il 4° posto, alla Roma uno in casa con la Samp per centrare quantomeno l'Europa League. Il resto è già storia, grazie ad alcuni risultati imprevisti che hanno fatto saltare il banco. Primo fra tutti il successo del Palermo a Genova, passando per l'affermazione del Catania sulla Roma per concludere con il capitombolo della Juve a Parma. In un campionato come il nostro, che raramente a fine stagione riesce a discostarsi da certi cliché consolidati, è un piccolo record.

Fantacalcisticamente sarebbe stata una giornata normale, altrimenti. I 27 gol sono nella media, le 3 doppiette (Hernanes, Robinho e Jeda) anche, con un rigore sbagliato (Di Vaio) a dare una spruzzatina di pepe. Ma sono le prestazioni a non aver seguito le attese, rendendo questo turno ben più tellurico di quanto non dicano i bonus/malus. In ossequio al cliché di cui sopra, molti fantallenatori si saranno affidati ai giocatori di Roma, Juve e magari anche Sampdoria, nella speranza che almeno contro un avversario privo di motivazioni i blucerchiati trovassero il modo di regalare, per una volta, punteggi lusinghieri. E invece ha visto giusto chi si è affidato alle siciliane e al Parma, confidando nell'anima leccese di Miccoli, nel dna laziale di Simeone e nel desiderio di rivalsa di Giovinco e altri ex bianconeri ripudiati.

Non si è mosso nulla in vetta ai marcatori, visto che la squalifica ha impedito a Cavani di approfittare del colpo a vuoto di Di Natale a Verona. Ha colpito una traversa, Totò, che la classifica marcatori l'ha già vinta per il secondo anno di seguito ma al quale manca un gol per eguagliare (e due per superare) il proprio primato personale. Potrebbe essere la sua ultima occasione in carriera per raggiungere quota 30, per cui aspettiamoci qualcosa di speciale per domenica prossima, contro il Milan. Stesso discorso per Eto'o, che col gol di ieri (il primo dell'Inter al San Paolo in gare ufficiali da 14 anni a questa parte) non ha certo rinverdito chances di leadership nella classifica marcatori, ma che con una doppietta al Catania supererebbe il proprio primato di reti stagionali (ora è a 35, contro le 36 di due anni fa col Barcellona) e con una tripletta aggiungerebbe il proprio nome a quelli di Angelillo, Nordahl e Meazza tra coloro che hanno segnato più gol in una sola stagione con club italiani. Chi ha invece già eguagliato un record è Hernanes, che con i due gol al Genoa raggiunge Nedved, centrocampista più prolifico in una sola stagione con la Lazio con 11 centri, mentre Cerci si conferma giocatore più caldo del momento col quinto gol in 4 partite. Infine, contano poco per questa stagione ma ci proiettano già nella prossima il ritorno al gol di Rocchi dopo 8 mesi e l'esordio di Leali (etichettato come il nuovo Buffon) tra i pali del Brescia, il rientro dai rispettivi infortuni di Inzaghi e Samuel nonché quello da titolare di Frey, in attesa del probabile cameo di Jovetic a Brescia, dopo una stagione interamente cancellata prima ancora del via.

All'Inter bastava un pari per il secondo posto, al Napoli bastava un pari per conquistare aritmeticamente il terzo. Non serviva Nostradamus per prevedere cosa sarebbe accaduto al San Paolo, davanti a 60 mila tifosi in attesa di dare il via alla festa per il ritorno in Coppa dei Campioni dopo 21 anni e la prima volta assoluta sotto la denominazione Champions League. Per un tempo si è giocato (gol di Eto'o, palo di Maicon, pari di Zuniga in mischia), poi si è assistito a un'immensa melina di gruppo in attesa del fischio finale. Con buona pace dell'Udinese, che comunque poteva aspettarselo e il suo reale obiettivo lo aveva raggiunto poche ore prima: Isla-Asamoah, Chievo ko e se il Milan, tra una festa e un moonwalk, non deciderà di metterci un minimo d'impegno, il punto che manca per il 4° posto dovrebbe arrivare domenica. Un punto, sì, perché la Roma, che vantava gli scontri diretti a favore con i friulani, si è dissolta a Catania, prima raggiunta (Bergessio) e poi superata al 95' (Gomez) dopo l'illusorio vantaggio firmato Loria. Con la Lazio l'Udinese è messa meglio: scontri diretti pari ma vantaggio abissale nella differenza reti, per cui i 2 punti di vantaggio all'imbocco del rettilineo finale equivalgono a una sorta di ipoteca.

La squadra di Reja ha fatto il suo, travolgendo il Genoa nella ripresa dopo un primo tempo balneare in cui, dopo il botta e risposta iniziale Biava-Palacio, la squadra a caccia di punti sembrava proprio quella rossoblù. Un gran gol di Rocchi e la doppietta di Hernanes hanno messo in cassaforte almeno l'Europa League, prima del definitivo 4-2 di Floro Flores, ma il treno Champions sembra ormai partito. E' rimasta deserta, invece, la stazione della Juve, punita ancora dall'ex Giovinco dopo la doppietta del match d'andata e costretta adesso a battere il Napoli e sperare in una sconfitta della Roma in casa con la Samp per non rimanere fuori dall'Europa. E pensare che le sarebbe bastato battere due squadre tranquille come questo Parma e il Chievo lunedì scorso (già virtualmente salvo anche senza quel pari) per ritrovarsi ancora in corsa addirittura per la Champions League.

Ma il vero dramma si è compiuto a Genova, dove la Samp ha confidato forse troppo nel buon cuore del Palermo, che in effetti di battagliare col coltello tra i denti per un risultato inutile non sembrava avere molta intenzione, ma se quel coltello non lo porti neanche tu che di quei punti hai bisogno come l'acqua nel deserto, non puoi sorprenderti se resti con un pugno di mosche. Il guaio è che questa Samp era una squadra vuota da tempo sotto ogni profilo, incapace di volgere a proprio favore qualunque genere di partita, a prescindere dalle qualità e dalla "fame" dell'avversario di turno. Certo, trovarsi contro una "quinta colonna" leccese come Miccoli (suo il primo gol) non è stato esattamente un colpo di fortuna, ma dopo il pareggio di Biabiany non si è mai avuta l'impressione che la squadra di Cavasin avesse la forza di completare la rimonta, fino alla ghigliottina azionata da Pinilla e al successivo pianto dirotto di capitan Palombo, la foto da copertina del 37° turno.

Si salva il Bologna, che a Firenze risponde con Ramirez al solito Cerci, si salva il Cesena, in un clima da "volemose bene" con i gemelli bresciani: decide Giaccherini, col 7° sigillo della sua stagione d'esordio in serie A. E si salva, per l'appunto, il Lecce, che trova in Jeda (appena 3 gol prima di ieri) il protagonista che raffredda gli ardori da derby del Bari. Se è vero, come dice Mazzarri, che gli allenatori andrebbero giudicati per i risultati che ottengono in rapporto agli organici a disposizione, la panchina d'oro a Gigi De Canio non dovrebbe essere nemmeno in discussione. Quanto al Milan campione, per una volta finisce in fondo alla carrellata. Anche perché Boateng in versione Michael Jackson ha raggiunto punte d'interesse superiori alla doppietta di Robinho e ai gol di Gattuso, Cossu e Seedorf, che hanno fatto da semplice contorno alla grande festa per il 18° scudetto.


E-mail: vittorio.romeo@tin.it
 

Google
web sul sito

Hai dimenticato username o password?

Copyright © 2003 Afterlife Tutti i diritti riservati - info@afterlife.it