Scatto Juve-Napoli
Autore: Vittorio
Data: 13-09-2011


[www.fantacalcio.it]L’anno scorso furono 15, quest’anno 35. Già la semplice conta dei gol della prima giornata è sufficiente a dare la sensazione di un cambio di rotta. Come se in Italia ci si fosse finalmente stufati di essere additati al ludibrio internazionale e si fosse deciso di dare una rinfrescata generale alla proposta di gioco, per provare a recuperare terreno malgrado il sempre più evidente gap qualitativo individuale rispetto ai maggiori tornei europei. Va ad esempio in questa direzione la scelta di allenatori come Conte, Gasperini e Luis Enrique da parte di tre grandi squadre come Juve, Inter e Roma: meno spazio al singolo e più all’organizzazione collettiva. Transizione che ovviamente richiede tempo, pazienza e soprattutto convinzione da parte delle società, che dovranno difendere le loro scelte evitando di delegittimare questi tecnici di fronte ai primi risultati negativi.



Facile a dirsi, ma quando si passa dalla teoria alla pratica la faccenda si complica. Due delle tre squadre sopra citate hanno perso al debutto. E qualche nube già si addensa all’orizzonte per i rispettivi tecnici, complice un precampionato altrettanto balbettante. Ha perso la Roma di Luis Enrique, lenta, quasi ferma, soprattutto senza palla, per far male a un Cagliari che anno dopo anno, allenatore dopo allenatore, continua a proporre il suo calcio spigliato approfittando delle altrui lacune con qualità e personalità. Il solito gol di Conti (il quinto alla squadra di papà Bruno) non era nemmeno quotato, poi il subentrante El Kabir ha calato la mannaia prima dell’inutile guizzo finale di De Rossi. Il popolo giallorosso, già stordito dall’eliminazione in Europa League, ha mostrato comprensione. Per ora. Durerà?



E in serata ha perso anche la prima Inter di Gasperini. Con il suo 3-4-3, Zarate spaesato esterno d’attacco e Sneijder in panchina a far compagnia, almeno inizialmente, a Ranocchia e Pazzini, per poi rilevare l’argentino dopo mezz’ora provando ad adeguarsi ad un sistema che non gli si addice e risultando comunque, alla fine, tra i pochi a salvarsi. Del trequartista nemmeno l’ombra e il ritorno alla difesa a 4 non sembra alle viste, almeno per il momento. Giusto? Sbagliato? Non è questo il punto. Il punto è che gli allenatori delle squadre di calcio non vengono sorteggiati ad inizio stagione. Vengono scelti. Da dirigenze che evidentemente li scelgono perché favorevolmente impressionati dal gioco espresso dalle squadre allenate da quei tecnici in precedenza e li ritengono adatti ad esaltare le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Gasperini ha sempre giocato così e appartiene a quella categoria di allenatori che partono dal sistema e non dai giocatori. Cose note a noi e quindi, bisogna supporre, a maggior ragione alla dirigenza nerazzurra. La quale, scegliendolo, ha sposato implicitamente quella filosofia. Salvo però affidargli una squadra palesemente inadatta ad applicarla. Probabilmente l’intento iniziale era quello di vendere Sneijder. Altrimenti non si comprenderebbe per quale ragione ad allenare la squadra con il miglior trequartista del campionato italiano sia stato chiamato Gasperini e non qualcun altro. Di tecnici meno oltranzisti o che applicano abitualmente la difesa a 4 o utilizzano il trequartista è pieno il mondo. E di sicuro qualcuno libero c’era (uno su tutti: Delio Rossi). Per cui, premesso che una singola partita fa testo fino a un certo punto e che ci sarà tutto il tempo per correggere gli errori e migliorare, se ciò non dovesse avvenire il dito andrà puntato anche e soprattutto in direzione di via Durini e non solo sul tecnico torinese.



Discorso applicabile alla rovescia proprio per il Palermo. Al quale, dopo due mesi di ritiro spesi a tentare invano di assimilare i dettami di Pioli, sono bastate due settimane con il giovane Devis Mangia per trasformarsi da Armata Brancaleone in squadra bella e frizzante. Ma se i giocatori erano più adatti al 4-4-2, come la partita di ieri sembrerebbe testimoniare, perché a guidarla era stato scelto un allenatore con altre idee? Siamo alle solite, insomma. Ci proviamo, ma in fondo non cambiamo mai. Di sicuro però, al di là dell’aspetto tattico, l’ex tecnico della Primavera del Varese ha portato nuovo entusiasmo in un gruppo già palesemente avvitato in una spirale psicologica negativa che (qui Zamparini ha ragione) avrebbe rischiato di produrre conseguenze estreme. Il pressing asfissiante dei primi 20 minuti è chiaramente frutto di una rinnovata convinzione, così come la reazione seguita ai due immeritati svantaggi. Il resto lo hanno fatto la qualità di Miccoli (due gol e l'assist per Hernandez) e un jolly di Pinilla, ma anche gli scricchiolii della difesa nerazzurra e la serata un po’ così di Julio Cesar.



Il portiere brasiliano è stato forse il principale flop fantacalcistico di questo secondo turno mascherato da primo. Un turno che ha confermato i segnali di rinascita di Milito (doppietta anche per lui) e ha visto ben sei nuovi stranieri trovare subito la via del gol. Forlan ha provato inutilmente a riaprire il match del Barbera siglando il 4-3 finale, di El Kabir si è detto, un altro subentrante, Vidal, ha preso parte al pranzo luculliano della Juve col Parma, Klose e Cissé si sono presentati perforando entrambi la miglior difesa dello scorso campionato nei primi 21’. E infine c’è Maxi Moralez. Che ha voluto esagerare, bagnando il suo esordio con l’Atalanta con la terza e ultima doppietta di giornata, contribuendo alla beneficiata generale degli stranieri, autori di 20 dei 35 gol complessivi. Il posticipo ha riscattato la magra degli attaccanti, con 7 gol, quando fino alle 20.45 di ieri le punte avevano totalizzato appena 10 reti su 28, sopravanzate dai 14 centri dei centrocampisti.



Napoli e Juve sono le uniche candidate all’alta classifica ad aver conquistato subito i 3 punti. Con caparbietà gli azzurri, ben contrastati dal Cesena fino all’espulsione di Benalouane ma bravi a prendersi l’intera posta di prepotenza nel finale (Lavezzi, Campagnaro e Hamsik dalla panchina a segno per la squadra di Mazzarri, Guana per i romagnoli), con gli effetti speciali i bianconeri che, al debutto nel nuovo stadio, hanno disposto a piacimento del Parma con sprazzi di qualità che non si vedevano da tempo. E soprattutto senza concedere un solo tiro in porta agli avversari fino agli istanti di recupero e alla distrazione costata l’espulsione di De Ceglie e il rigore di Giovinco. Come a voler confutare immediatamente le tesi degli scettici sull’affidabilità del 4-2-4 di Conte in fase di non possesso. Per ora Pirlo è una risorsa (e che risorsa: due assist e una leadership già assoluta), se contro avversari più consistenti diventerà anche un problema lo vedremo. Intanto lo Juventus Stadium si gode le perle di Lichtsteiner, Pepe, Vidal e Marchisio.



Si diceva in apertura dello spirito diverso che sembra permeare questo nuovo campionato. Uno spirito che sembra aver contagiato persino la Lazio di Reja, squadra che l’anno scorso aveva fatto della solidità ma non certo della spettacolarità la sua arma vincente. Almeno per una ventina di minuti, i primi, nei quali i biancocelesti hanno messo sotto il Milan a San Siro, salvo tornare all’antico dopo l’uno-due firmato Ibra-Cassano che ha ristabilito la parità a cavallo della mezzora. Il secondo tempo è stato di quasi esclusiva marca rossonera, ma il palo ha negato la doppietta a un ottimo Cassano e ai campioni d’Italia la prima vittoria.



Nelle altre sfide, da segnalare la convincente prova della Fiorentina (Gilardino-Cerci) contro un Bologna non fortunato (pali di Krhin e Diamanti); la rimonta del Novara, che ha rotto il ghiaccio con la serie A rispondendo con Marianini e Paci al Chievo di Pellissier e Théréau; l’occasione sciupata dall’Atalanta di un Moralez maxi in tutti i sensi contro un Genoa irriconoscibile nel primo tempo dopo il vantaggio di Veloso e confuso nel finale dopo il pari di Mesto; la rinnovata baldanza dell’Udinese, che ha chiuso la pratica Lecce in un quarto d’ora con Basta e Di Natale mettendo in luce il talento cristallino dell’ultimo arrivato Torje; per concludere con lo scialbo 0-0 tra Catania e Siena

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