Juve Napoli Udinese Cagliari
Autore: Vittorio
Data: 19-09-2011


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Napoli e Juve sommano 12 punti in due, Milan, Inter, Roma e Lazio messe insieme arrivano appena a 4, senza nemmeno una vittoria all’attivo nelle prime due partite. E’ già tempo di riscrivere le gerarchie del nostro campionato? Certo che no, ma visto che di dominatori annunciati in giro non se ne vedono (il Milan è probabilmente la squadra più attrezzata, ma non ha mai regalato, nemmeno l’anno scorso, quella sensazione di netto predominio tecnico e fisico dell’Inter di Mancini e Mourinho, per intenderci), non si vede perché non si dovrebbero prendere sul serio le nuove realtà che la classifica sta imponendo all’attenzione. In sintesi, alla domanda più classica e scontata di inizio stagione, quando puntualmente ci si interroga sulle reali possibilità di competere per lo scudetto da parte di chi si rende protagonista di una buona partenza, se fino all’anno scorso veniva spontaneo rispondere no senza alcuna remora, quest’anno un minimo di apertura in più sembra lecito.

Chiaro, servono riprove. Anche perché il Napoli, ad esempio, al di là del risultato, ha dimostrato ancora qualche limite di personalità nell’approccio alla partita contro un Milan in pantofole e senza 8 giocatori (bravo Mazzarri a sottolinearlo a fine gara) e mercoledì è atteso da un potenziale trappolone a Verona. Dove già l’anno scorso, per inciso (e anche allora si trattò di un turno infrasettimanale), cadde rovinosamente disputando una delle peggiori partite stagionali. Manchester City e Milan sono avversari che regalano stimoli enormi, ma per dimostrarsi davvero all’altezza di certi traguardi occorre saper ricaricare le pile per affrontare subito dopo anche squadre di minor livello, senza pagare un dazio eccessivo all’esposizione mediatica e al necessario turnover. Ecco perché consideriamo la partita col Chievo, se possibile, ancor più significativa delle due precedenti per individuare i confini del sogno azzurro. Ieri ha impressionato Cavani (chi si aspettava un ridimensionamento dopo l’exploit realizzativo dell’anno scorso è servito), ma anche, in negativo, la scarsa incisività nelle due fasi di un Milan privato dell’opzione “palla a Ibrahimovic”, solitamente molto gettonata e lucrativa, e del dinamismo di Boateng in un centrocampo troppo lento sia in impostazione che sulle micidiali ripartenze avversarie (pachidermici Van Bommel e Seedorf), nonostante l’insolito gol di testa di Aquilani in avvio.

Quanto alla Juve, ha dimostrato di saper vincere partite che l’anno scorso tendeva più spesso a perdere, come quella di Siena, griffata Matri. Se è vero che la squadra di Conte ha fin qui affrontato avversari di livello non trascendentale (e mercoledì si replica col modestissimo Bologna), va anche detto che le vittorie non vanno mai sottovalutate, perché regalano entusiasmo, fiducia e convinzione nel lavoro che si sta svolgendo (e soprattutto i bianconeri ne hanno un disperato bisogno). I meccanismi difensivi di squadra sembrano funzionare, come dimostra il limitatissimo numero di conclusioni a rete concesse a Parma e Siena, con Pirlo e Vucinic il tasso qualitativo è stato elevato a potenza rispetto alla scorsa stagione e Conte sembra ricevere dai giocatori un credito ben superiore rispetto a Delneri. Come base non c’è male.

Altri club protagonisti di scelte filosoficamente simili sul piano della guida tecnica (ossia la ricerca di un rinnovamento che partisse dall’organizzazione di gioco anziché dai singoli) non hanno ricevuto la stessa risposta in termini di rapidità nell’assimilazione dei nuovi concetti. Il caso più eclatante è ovviamente quello dell’Inter di Gasperini, attanagliata dalla paura e zavorrata dal repentino calo fisico di alcuni assi del recente passato al di là degli equivoci tattici di cui si è già ampiamente dibattuto. L’altro riguarda proprio l’avversaria di sabato in una partita dai modesti contenuti. Ossia la Roma di Luis Enrique, che a tratti è parsa una specie di Barcellona alla moviola, ancora troppo lenta nella circolazione e poco pungente negli ultimi 30 metri complice lo scarso movimento degli attaccanti (eccezion fatta per il sorprendente Borini del primo tempo), anche se qualcosa di positivo, almeno nelle intenzioni, si comincia ad intravedere.

Dal punto di vista fantacalcistico, questo terzo turno è stato un ritorno all’antico. Dopo le numerose novità della giornata inaugurale, la tripletta di Cavani (la quarta in maglia azzurra) ha un sapore da “dove eravamo rimasti?”, lo stesso dicasi per la doppietta di Giovinco, già l’anno scorso tra i principali realizzatori di reparto (ieri però anche unico espulso di giornata). Dei 20 gol complessivi (drastico passo indietro rispetto al weekend precedente), appena due recano firme di giocatori arrivati in serie A quest’estate: quelli dei cagliaritani Thiago Ribeiro e Larrivey. E solo il primo dei due rappresenta una novità assoluta per il nostro calcio. Nessun altro nuovo straniero e nessun giocatore promosso dalle categorie inferiori tra i marcatori della terza, ad alimentare ulteriormente quella sensazione di “già visto”, così come il fatto che il solo Kucka, oltre allo stesso Thiago Ribeiro, abbia festeggiato il suo primo gol in A. Un po’ pochino, per essere soltanto al secondo turno “attivo”. Quelle di Cavani e Giovinco (nuovi capocannonieri a braccetto) sono state anche le uniche marcature multiple di un turno con 13 gol stranieri a fronte di 7 italiani e col medesimo rapporto tra reti degli attaccanti e dei centrocampisti, mentre i difensori sono rimasti a secco e, dopo 180’, ancora si attende il primo rigore sbagliato (precisi dal dischetto Maxi Lopez e Di Natale).

Ma la terza giornata ha detto anche diverse altre cose. Ad esempio ha acceso un piccolo allarme per i possessori di Hernanes, protagonista di un avvio di stagione a segno invertito rispetto all’anno scorso: al momento non sembra esserci grande feeling tra il brasiliano e i nuovi arrivati Klose e Cissé e la sua abulia è tra i motivi (insieme all’evidente calo fisico nella ripresa) dell’inattesa sconfitta interna della Lazio col Genoa. Che, al contrario, in assenza di Birsa e Marco Rossi, ha messo in mostra il talento del giovane cileno Jorquera, protagonista dell’assist a Palacio che ha avviato il ribaltone, dopo il vantaggio dell’ex Sculli. Il Profeta, peraltro, è in buona compagnia tra le grosse delusioni di questo avvio di stagione. Basti pensare allo svogliato Pato, a un Di Vaio apparentemente infastidito dalla presenza di Acquafresca al suo fianco, al neo-giallorosso Osvaldo, a un Pazzini ancora a quota zero minuti giocati (non sarà colpa sua, ma per il Fantacalcio poco cambia), alla rivelazione dello scorso campionato Ilicic e a un Krasic sempre più ai margini del nuovo progetto Juve.

Come il Napoli, anche l’Udinese sembra essere ripartita esattamente da dove ci aveva lasciato a maggio. Ossia da gioco, gol e vittorie. Solo che nel suo caso in mezzo c’è stata un’estate ben più movimentata, tra cessioni eccellenti e un preliminare di Champions buttato via non senza rammarico, ad alimentare qualche scetticismo in più. Invece lassù svetta anche la banda Guidolin, che con Di Natale e Isla bissa il 2-0 di Lecce contro una Fiorentina scossa dal caso Montolivo (che non è più un giocatore viola, a detta dei dirigenti, ma intanto gioca) e spaventata dall’infortunio di Gilardino (oggi la risonanza, si teme per i legamenti del ginocchio). E a completare il quartetto dei senza macchia c’è il Cagliari, che dopo il sacco di Roma piega anche un Novara ordinato ma troppo spuntato per ripercorrere il solco dell’anno scorso. L’impressione, al momento, è che Bertani e Gonzalez non siano stati adeguatamente sostituiti (al di là del fortuito gol di Morimoto nel finale sabato), ma anche qui attendiamo riprove.

Completano il quadro la bella vittoria dell’Atalanta (Denis) su un Palermo copia sbiadita di quello elettrizzante di una settimana prima, la pesante sconfitta interna del Bologna contro il Lecce di uno scatenato Cuadrado (a segno Giacomazzi e Grossmuller), il rigore da 3 punti di Maxi Lopez che lancia il Catania e lascia al palo il Cesena e la vittoria in extremis del Parma contro un Chievo arrembante nonostante l’infortunio di Pellissier (gol del suo sostituto Paloschi) ma incapace di trovare l’antidoto a Giovinco.

E-mail: vittorio.romeo@tin.it
 

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