Una strana 4 giornata di Serie A
Autore: Vittorio
Data: 22-09-2011


[www.fantacalcio.it]
Peccato che il vecchio Totocalcio sia passato di moda. Perché siamo curiosi di sapere quanti “tredici” (o “quattordici” nella versione più moderna) sarebbero stati realizzati in un turno come questo. Che ancora non si è concluso ma, comunque vada stasera all’Olimpico, va agli archivi come uno dei più sorprendenti degli ultimi anni.

Di quattro squadre al comando, non ha vinto nemmeno una. E già questo basterebbe a strabuzzare gli occhi. La Juve si fa fermare in casa dal Bologna, il Napoli conferma di aver ereditato dal Milan l’idiosincrasia per il Bentegodi (altra sconfitta, come l’anno scorso, e fanno tre in altrettante partite col Chievo, vittorioso anche nell’ultima sfida al San Paolo), l’Udinese pareggia a San Siro, ma qui fanno più notizia le indicibili sofferenze dei campioni d’Italia, e il Cagliari si sveglia tardi a Palermo, dopo aver assistito inerme a un altro avvio a 220 volts in casa della squadra di Mangia. Se poi aggiungiamo la disfatta dell’Inter a Novara, costata il posto a Gasperini, il quadro è completo. Ed è quello di un campionato che ancora stenta ad esprimere un leader, ma proprio per questo estremamente divertente.

Quel che è vero oggi non lo è più domani. Come la Lazio che reagisce alle dimissioni poi rientrate di Reja assorbendo immediatamente a Cesena il colpo della sconfitta interna col Genoa, o il Lecce che, dopo aver banchettato a Bologna, si fa infilare in casa dall’Atalanta, oppure ancora la Fiorentina che cancella Udine travolgendo il Parma fresco di vittoria sul Chievo, che invece batte il Napoli sontuoso domenica col Milan… Insomma, ci siamo capiti: unica certezza, nessuna certezza. Oppure, se proprio volessimo trovarne, dovremmo rivolgere lo sguardo a due insospettabili come Genoa e Atalanta, le uniche in grado di vincere due partite di seguito in 4 giorni. E non a caso nuove condomine del gruppo di testa, con le superstiti Juve e Udinese. I rossoblù per davvero, i nerazzurri virtualmente, al netto della penalizzazione.

Tutto era cominciato al Silvio Piola, l’altra sera. Che il Novara facesse festa per la prima in casa in serie A dopo 55 anni era previsto, che la festa la facesse all’Inter e al suo tecnico un po’ meno. Non certo perché la squadra di Gasperini avesse entusiasmato fin qui, ma perché non lo avevano fatto neppure i piemontesi, dai quali molti si attendevano un avvio sprint che non c’era stato, tanto da far sorgere qualche dubbio soprattutto sulle scelte compiute in attacco dopo gli addii di Bertani e Gonzalez. Ma contro questa Inter bastava davvero poco. Una squadra allo sbando sotto ogni profilo, che ha ingigantito la prestazione già di suo molto positiva degli uomini di Tesser toccando il fondo di una crisi senza precedenti nell’ultimo lustro. Molle, svagata, senza un senso tattico, priva di vigore atletico e persino di una scintilla d’orgoglio. Encefalogramma piatto che più piatto non si può. Che saltasse l’allenatore era scontato, anche se le responsabilità sono pressoché esclusivamente di chi lo ha scelto, senza un barlume di logica, come abbiamo già avuto modo di sottolineare. Ora toccherà al “normalizzatore” Ranieri, una specie di Mr Wolf di tarantiniana memoria, quello che di professione risolveva problemi. Il miracolo gli è già riuscito due volte, a Parma e a Roma. Quando si è trattato di costruire qualcosa di suo non è andata proprio allo stesso modo, ma al capezzale di un moribondo non c’è presenza che infonda altrettanta fiducia.

Non avremmo mai creduto di dirlo, ma dal Novara attendiamo riprove. Perché i gol di Meggiorini e Rigoni (doppietta), intervallati dal jolly pescato dal mazzo da Cambiasso, incorniciano una serata che la gente di quelle parti non dimenticherà, ma battere un’Inter in questo stato non era un sogno, era un dovere. Arriveranno avversari ben più consistenti e troppa euforia può essere dannosa. Come sicuramente lo è stata per il Napoli. Avevamo ammonito dopo la squillante affermazione sul Milan di quanto fosse cruciale l’importanza di un match come quello di Verona per focalizzare i confini delle ambizioni azzurre. E la prova del nove è stata fallita miseramente. E a chi dovesse obiettare che non era facile con 7/11 di formazione nuovi di zecca, controbattiamo che: primo, non è affatto detto che coi titolari in campo dall’inizio sarebbe andata meglio, anzi, far leva sulla freschezza e la voglia di mettersi in mostra di chi fin qui aveva giocato meno dopo due Everest scalati a mani nude dai “titolarissimi” aveva una sua logica, e secondo, se il Napoli non possiede alternative di livello paragonabile alle prime scelte questo rappresenta un limite importante in un’ottica di lungo periodo, soprattutto con la Champions League di mezzo. Moscardelli ringrazia lo svarione del debuttante Fideleff e risolleva il Chievo, degli azzurri nessuna traccia. Ed è questo a dover far riflettere, prima ancora del risultato.

Poche anche le tracce della Juve bella e concreta delle prime due uscite, contro un Bologna indicato dai più come vittima sacrificale. “Facile un corno” aveva detto Conte alla vigilia, e quando Vucinic, dopo aver firmato il primo gol ufficiale in bianconero, si è fatto espellere sul finire del primo tempo, devono averlo pensato finalmente anche i 35 mila dello Juventus Stadium. Krasic (palo) ha mancato il gol della tranquillità e Portanova ha puntualmente riposto nel cassetto tutte le giovani certezze bianconere.

Così, alla fine di questo inatteso festival dell’imprevisto, pare di scorgere in lontananza il ghigno beffardo di Max Allegri, che dal suo Milan avrà anche avuto più o meno le stesse risposte di Napoli, ma finché gli altri non scappano (o peggio si inabissano) può gestire con serenità anche il momento non brillantissimo dei suoi. E se per ogni inquilino illustre in più che va ad affollare l’infermeria trova un’alternativa in grado di metterci una pezza, quei due punti appena conquistati nei primi 270’ preoccupano fino a un certo punto. In fondo l’anno scorso di questi tempi i rossoneri pareggiavano in casa col Catania dopo aver perso a Cesena e come è finita lo sappiamo tutti. Fuori Pato (ennesimo guaio muscolare e davvero non se ne può più), dentro El Shaarawy, ossia quello che a occhio e croce nella gerarchia dei sei attaccanti a disposizione del tecnico livornese occupa il sesto posto, ed ecco servita la risposta al solito guizzo di Di Natale su assist di… Abbiati. L’Udinese recrimina sul palo di Pinzi e su un finale in crescendo che avrebbe anche potuto regalare il primato solitario, ha giocato meglio, è parsa più pimpante del Milan e tutto soammato non fa notizia, viste le premesse. Ma è finita 1-1 e tanto basta ai rossoneri, per ora. Quando rientrerà qualcuno dei nove (diconsi nove) indisponibili, se ne riparlerà.

Sul piano fantacalcistico, il turno infrasettimanale ha regalato 26 gol (buona media, in attesa di Roma-Siena), con quattro doppiette, ancora nessun rigore sbagliato (con Marco Rigoni, Hernanes e Denis che portano a 7 centri su altrettanti tentativi il totale stagionale) e tre espulsi (Vucinic, come detto, Ranocchia e Grossmuller). Il consuntivo dei rossi dice 9 in 270’, in linea col dato della scorsa stagione, nella quale ne vennero estratti appena 103 in 38 turni (2,71 a giornata), a conferma di come l’ammorbidimento degli arbitri registrato nel campionato precedente non fosse un caso isolato. In copertina vanno Jovetic, tornato al gol dopo un anno e mezzo (l’ultimo era datato 28 marzo 2010, prima del terribile infortunio che gli ha troncato di netto un anno di carriera), il già citato Rigoni, il sempre più incisivo Denis e il sogno proibito di Gasperini, Palacio. Gli ultimi due, con le rispettive doppiette, raggiungono Giovinco e Cavani in vetta ai marcatori, al pari di Miccoli e Di Natale.

Ma la 4ª giornata ha confermato anche l’insaziabilità di Cerci (già 2 gol in stagione e 8 nelle ultime 8 partite considerando anche il finale dello scorso campionato): suo il sigillo che ha completato la serata di gala della Fiorentina ai danni del Parma. E poi l’infallibilità di Klose, che lascia ancora a zero punti il Cesena nonostante il primo acuto in bianconero di Mutu, la solita inconsistenza esterna del Catania, travolto dal Genoa di super Palacio e Constant, e il piede caldo di Conti (secondo centro anche per lui), nella giornata che, oltre al milanista El Shaarawy, ha regalato la gioia del primo centro in serie A ai palermitani Zahavi e Bertolo. Mesbah e Nainggolan completano il quadro dei 22 marcatori.



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