Marchisio apriscatole
Autore: Vittorio
Data: 06-12-2011


[www.fantacalcio.it]
Il 3-0 della Lazio al Novara (gol di Biava e doppietta di Rocchi) manda agli archivi una 14ª giornata che non ha modificato gli equilibri in vetta, anche se il peso specifico della vittoria casalinga della Juve sul Cesena non è paragonabile a quello delle affermazioni esterne di Milan e Udinese, contro Genoa e Inter. La Lazio si accoda al trenino-scudetto, mentre il Napoli torna alla vittoria dopo 3 pareggi ed evita almeno di perdere ulteriore terreno e il Palermo, che di segnare in trasferta proprio non ne vuol sapere, porta comunque a casa da Parma il suo secondo punto stagionale lontano dal Barbera: meglio di niente.



Tutto era cominciato venerdì con un Genoa inconcludente senza lo squalificato Palacio incapace di tener testa ai campioni d’Italia, trascinati dal solito Ibra al di là del rigore spezza-equilibrio e in grado di chiudere i conti con l’altrettanto solito Nocerino, già a quota 5 in stagione. Pur privo di Pato (febbre) e sebbene Robinho continui a spostare i confini dell’impossibile in fatto di gol divorati, il Milan ha troppa qualità perché gli si possa resistere ora come ora e quest’anno sembra anche aver trovato un’espressione collettiva di gioco superiore rispetto allo scorso campionato. Il risultato sono 7 vittorie e un pareggio nelle ultime 8 partite e, quel che fa più impressione, senza fare neanche tanta fatica.



Non bastano per la vetta perché la Juve, che invece alla prima senza Pirlo di fatica ne fa ben più del lecito, trova in Marchisio il solito apriscatole a 18’ dal termine e con un rigore generoso trasformato da Vidal mette a tacere il Cesena, mantenendo 2 punti di vantaggio sui rossoneri e sull’Udinese. La quale, sabato, aveva sparso sale sulle ferite dell’Inter agguantando con Isla una vittoria a San Siro che, se profuma di maturità fino a un certo punto visto il valore attuale dell’avversario e il regalo di Pazzini nel finale, consolida comunque le certezze della banda Guidolin. Sarebbe stato delittuoso non vincere quando Di Natale si è presentato sul dischetto all’86’, per giunta con l’Inter in 10 uomini, e invece la prodezza di Julio Cesar e l’ingenuità di Ferronetti su Milito all’89’ somigliavano a un harakiri in piena regola. Ma lo spirito di Terry e Beckham si è impossessato del Pazzo, ricacciando negli inferi la squadra di Ranieri.



Il Napoli ha rischiato l’osso del collo contro un Lecce sempre pericoloso davanti quanto burroso dietro. Quando Lavezzi si è inventato l’1-0 al 26’, ai punti stavano vincendo proprio i salentini. E quando, dopo le stoccate di Cavani e Dzemaili, il ventenne Muriel ha regalato un saggio delle sue potenzialità in avvio di ripresa, la squadra di Mazzarri è stata a un passo dal rimettere tutto in discussione, concedendo allo stesso colombiano la grande occasione del 3-2, causa dabbenaggine di Fideleff. Tirato il sospirone, il Matador ha fatto calare il sipario con la sua settima doppietta azzurra (e ci sono anche 5 triplette per gradire), prima che Corvia strappasse un’imprecazione ai possessori di De Sanctis nel Fantacalcio per il 4-2 finale. Niente per cui esaltarsi ma nemmeno una vittoria da poco, se si considera che è solo la seconda (dopo quella di Cesena all’esordio) colta dal Napoli nei turni pre-Champions, a fronte di 2 pareggi e altrettante sconfitte.



“Arriba Colombia” è il titolo fantacalcistico di questo weekend extralarge. Perché ai numeri di Luis Muriel ieri si sono aggiunti quelli di Victor Ibarbo, di un anno appena più anziano (classe ’90) e autentico trascinatore del Cagliari vittorioso al Massimino sul Catania, con un gol da favola. Piccoli Asprilla crescono. O in alternativa si potrebbe scegliere “Profondo rosso”, con riferimento all’insolita pioggia di espulsioni: ben 7, abbondantemente sopra la media stagionale. Per quest’anno è un record, nello scorso campionato solo una volta (alla 29ª giornata) i cartellini rossi furono di più (8). La circostanza, che già fa notizia di suo, reclama la prima pagina dal momento che tra i cattivi, insieme ai nomi di Kaladze (seconda cacciata dal campo in 8 match giocati), Ferronetti, Antonioli e ben 3 romanisti (Juan, Gago e Bojan), compare quello fin qui immacolato di Javier Zanetti. Già, perché si è dovuta attendere la 548ª partita in 17 anni di serie A per vedere il capitano nerazzurro sfilarsi la fascia per una doccia anticipata. Prima di sabato era stato espulso solo una volta in Coppa Italia, nel 1999.



Rappresentano un dato anomalo anche i due rigori sbagliati (da Di Natale e Pazzini): fin qui era successo solo nel sesto turno. Il totale aggiornato è di 9 errori su 43 tentativi. Ed è un evento ancora più raro il fatto che uno dei 4 trasformati (quello di Vidal) sia stato incassato da un giocatore di movimento (l’uruguayano del Cesena Rodriguez, dopo l’espulsione di Antonioli a cambi esauriti). Non fanno per nulla notizia, invece, gli appena 19 gol (6 dei quali solo a Napoli), che muovono la classifica marcatori del minimo sindacale: sale a 8 reti Ibrahimovic (a due lunghezze dal capocannoniere Denis), raggiunge quota 7 Cavani (a segno però solo in 4 partite su 13), mentre Jovetic e Marchisio scrivono 6 in stagione. E’ stata la giornata dei giovani colombiani, come detto, ma più in generale dei sudamericani, visto che 8 dei 19 gol vengono da oltre oceano. Ed è curioso che alla festa non abbia preso parte nessun brasiliano, mentre sono rappresentate, oltre alla terra di Muriel e Ibarbo, Cile (Isla e Vidal), Argentina (Lavezzi e Silva) e Uruguay, con Cavani, autore dell’unica doppietta della 14ª prima dell'exploit di Rocchi nel monday-night.



Tra gli altri fatti salienti, si segnala l’incredibile parabola di Gamberini, a segno 6 volte in carriera, delle quali appena 3 negli ultimi 4 anni, sempre contro la Roma! Il difensore viola, dopo il gol nel 2-2 del 26 settembre 2007, si era ripetuto il 20 marzo scorso, sempre al Franchi e sempre in un 2-2 coi giallorossi. Ieri ha fatto tris, ma stavolta è cambiato il risultato: un rotondo 3-0 per la Fiorentina, completato dai rigori di Jovetic e Silva e reso ancor più amaro per Luis Enrique dalle tre espulsioni, che lo priveranno di uomini importanti come Juan, Gago e Bojan per la sfida alla capolista Juve. Tornerà Osvaldo, scontata la “suqlifica interna” per il pugno a Lamela, e chissà se rivedrà finalmente il campo Totti, ieri in panchina per 90’ nonostante lo svantaggio. In settimana, c’è da giurarci, nella capitale non si parlerà d’altro.



Completano il quadro il successo del Bologna col terzo gol consecutivo di Di Vaio sul Siena, che consente ai rossoblù di scavare un gap provvisorio di 4 punti sulla zona retrocessione, e gli 0-0 tra Chievo e Atalanta e tra Parma e Palermo, nella nebbia del Tardini.

E-mail: vittorio.romeo@tin.it
 

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