C'è anche l'Inter
Autore: Vittorio
Data: 16-01-2012


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Graffio Milito
C'è anche l'Inter

Il Principe è ufficialmente tornato tra noi. Quattro gol nelle ultime 3 partite e soprattutto una ritrovata condizione fisica che gli permette di essere quello che è sempre stato: non solo uno che la butta dentro, ma un giocatore essenziale anche per come sa giocare con la squadra e per la squadra. E se Milito è il vero Milito cambiano gli scenari, per l’Inter, a prescindere da ogni altra considerazione. La classifica concorda e, dopo il successo nel derby, riammette ufficialmente i nerazzurri al tavolo scudetto.

Il Milan non esce ridimensionato. Soprattutto nel primo tempo, ha avuto le chances per scrivere una trama diversa, ma non si può negare l’imbarazzo nel constatare una volta di più come Pato sia diventato un corpo estraneo alla squadra e come, con lui in campo, anche Ibrahimovic appaia molto meno incisivo. Oppure il fatto che Boateng da mezzala si accenda meno che da “falso” trequartista o che la difesa appaia meno impermeabile rispetto al recente passato. Tutte considerazioni che prescindono dal risultato, frutto anche di uno svarione individuale (e pensare che già due anni fa Abate aveva commesso un errore decisivo, punito proprio da Milito), ma sulle quali sarebbe stato il caso di riflettere comunque. Quanto ai nerazzurri, hanno impostato la partita che volevano: chiusura degli spazi e ripartenze. In questo momento hanno meno talento individuale rispetto al Milan, ma la rinnovata compattezza tra i reparti alla base della grande rimonta degli ultimi due mesi ha consentito di mascherarlo. Il proverbiale feeling di Milito con i derby (7 gol in 7 stracittadine di campionato tra Genova e Milano) ha fatto il resto, riportando l’Inter a -6 dalla vetta.

E a questo punto la Juve non sa se rallegrarsi per non aver pagato dazio al mezzo passo falso interno col Cagliari, ritrovandosi anzi nuovamente sola in vetta, o preoccuparsi per il ritorno in piena corsa di un cliente scomodo come gli ex campioni del mondo. Certo la condizione è quella che è, come aveva già evidenziato la sudatissima vittoria di Lecce. Il gol di Vucinic è un gioiello corale, quello di Cossu un’amnesia che una squadra in corsa per lo scudetto non può permettersi. E se le occasioni fallite nel finale da Krasic e Vidal lasciano l’amaro in bocca, i falli di mano di Bonucci e Pirlo rimasti impuniti profumano di grazia ricevuta.

E in questo turno indigesto alle battistrada ruzzola anche l’Udinese, zavorrata dalle assenze degli africani Asamoah e Benatia. Il guaio è che un difensore Guidolin può concederlo agli avversari (c’è Ferronetti, ieri addirittura a segno), due no, perché Ekstrand non è ancora visibilmente pronto per questi palcoscenici. Ecco che è stata allora l’indisponibilità in extremis di Domizzi a far pendere la bilancia dalla parte del Genoa. E dire che alla vigilia, se una squadra sembrava in emergenza, era proprio quella dell’ex Marino, privo in un sol colpo di 5 difensori e costretto ad arrabattarsi arretrando due centrocampisti (Marco Rossi centrale e Constant a sinistra). Ma la rimonta firmata Granqvist-Jankovic in 2’ ad inizio ripresa e il sigillo del recuperato Palacio hanno reso inutile il serrate finale friulano in superiorità numerica, premiato solo dal dubbio rigore trasformato da Di Natale ma frustrato per il resto da un grande Frey.

Oltre all’Inter sorride allora la Lazio, che fa pace coi suoi tifosi dopo la bambola di Siena regolando l’Atalanta con un rigore dell’acciaccato Hernanes e il ritorno al gol dopo un mese di Klose. Peccato solo che due nuovi infortunati (lo stesso Hernanes e soprattutto Dias) siano andati ad affollare ulteriormente un’infermeria già ai limiti della saturazione.

Mancano la testa e la coda a questo penultimo turno d’andata. Oltre a Napoli-Bologna, il posticipo di stasera, non è ancora andato agli archivi neppure l’anticipo Catania-Roma, sospeso per impraticabilità di campo a 25’ dal termine sull’1-1 (Legrottaglie-De Rossi). Occorrerà attendere la prosecuzione (a febbraio) per chiudere i conti nelle leghe a scontri diretti, calcolando la media dei voti per chi utilizza quotidiani che li hanno attribuiti già ieri. I gol per il momento sono 22, con una sola doppietta (Mutu), un autogol (Rinaudo: debutto infelice col Novara) e un rigore sbagliato (Candreva) su 5 assegnati. Cinque anche i nuovi nomi sul tabellino dei marcatori: Ferronetti, Granqvist, Cossu, Valiani e Grossi. E Di Natale approfitta del digiuno di Denis e Ibrahimovic per tornare solo in vetta ai marcatori, con 13 gol.

Tra gli altri risultati della 18ª, spicca la sorprendente sconfitta interna della Fiorentina contro quel capolavoro dell’assurdo che ha sede a Lecce: un punto in casa e 11 fuori per i salentini, cui Di Michele dal dischetto regala la terza vittoria esterna. Un successo che vale l’aggancio al penultimo posto a un Novara cui non sono bastati gli innesti di Rinaudo, Jensen e Mascara per evitare un sanguinoso ko nello scontro diretto con il Cesena, trascinato da Mutu e dal citato autogol di Rinaudo prima del flipper che ha consentito a Morimoto di accorciare nel finale. Buona la prima per Donadoni a Parma: una coproduzione Biabiany-Morrone (ma l’ultimo tocco è del centrocampista) manda sott’acqua il Siena, infilzato poi da Valiani e Giovinco con l’intermezzo del gol, bello quanto inutile, di Grossi. Il Chievo, infine, conferma il suo gran momento battendo il Palermo con un guizzo di Sammarco. E, manco a dirlo, la panchina di Mutti già traballa. Torna Mangia?

E-mail: vittorio.romoe@tin.it
 

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