Niente fuga-scudetto
Autore: Vittorio
Data: 29-02-2012


[www.fantacalcio.it]
Tanto rumore per nulla. E’ successo di tutto e alla fine non è successo proprio niente. Il pareggio tra Milan e Juve lascia tutto come prima in cima alla classifica e a rammaricarsene sono soprattutto i rossoneri, nettamente superiori per un’ora ma sulle gambe nel finale, forse anche a causa del notevole dispendio di energie in un primo tempo in cui la squadra di Conte era stata messa in difficoltà come mai prima d’ora. Ovviamente di tutto questo si è parlato poco. E si può anche capire, per carità. Il fatto è che si continuano a dire sempre le stesse cose e ogni volta sembra di trovarsi di fronte a novità straordinarie. C’è stato persino qualcuno che, davanti a un abbaglio macroscopico come quello dell’assistente Romagnoli sul gol-non-gol di Muntari, è arrivato a chiedere, udite udite, niente meno che l’introduzione della tecnologia a supporto degli arbitraggi. Come se non se ne parlasse già da più di vent’anni. Se non è stato fatto finora, è evidente che a qualcuno non conviene. Per cui è inutile discuterne. Che senso ha “scannarsi” sui singoli episodi quando il problema è a monte?

Il fatto che all’alba del 2012 il calcio, nonostante gli interessi che muove, venga gestito con sistemi del tutto simili a quelli di cent’anni fa, mentre tutti gli altri sport si sono progressivamente evoluti, è semplicemente ridicolo, se ne rende conto chiunque. Per cui, più che prendersela con Romagnoli oggi come con mille altri assistenti in passato o, peggio, gridare a complotti, condizionamenti e mafie varie, perché non ci si interroga su chi sia davvero questo “qualcuno” il cui veto impedisce al calcio di diventare una cosa seria e su quali siano le motivazioni da cui è spinto? Quella sì che sarebbe una riflessione costruttiva. Blatter? Suvvia… Da che mondo è mondo, in tutti i campi della vita, a comandare davvero è chi “caccia il grano”. Secondo voi, se domani mattina il presidente della Fifa trovasse sulla sua scrivania una lettera col messaggio “Vogliamo la moviola in campo”, firmata da Moratti, Berlusconi, Agnelli, Perez, Rosell, Abrahmovic e sceicchi vari, non spunterebbero immediatamente monitor e fotocellule ad ogni angolo del globo? Se la risposta è sì, allora ecco trovati i veri “colpevoli”. Ossia gli stessi che sbraitano quando, occasionalmente, episodi del genere li penalizzano, ma sanno bene quanti fischi “borderline” ricevano a favore le loro squadre contro avversari meno potenti, proprio grazie all’assenza di quei supporti tecnologici. Un privilegio a cui non accetteranno mai di rinunciare.

Perdonate la divagazione e torniamo a noi. Un doppio errore da matita blu di Bonucci spiana la strada all’ottavo gol stagionale di Nocerino (uno che prima di quest’anno in serie A ne aveva realizzati appena 6 in tutto), poi Conte sconfessa le sue scelte iniziali (3-5-2 con Borriello e Quagliarella davanti), tornando al 4-3-3 e inserendo progressivamente i componenti del tridente titolare: Pepe, Vucinic e Matri. E così arriva il primo pareggio di Matri, vanificato da un’altra svista di Romagnoli, e poi quello vero, a 7’ dal termine. La Juve resta a -1, ma potenzialmente a +2, in caso di bottino pieno nel recupero di Bologna il 7 marzo. Ad approfittarne, se proprio volessimo essere notarili, sarebbero Lazio e Udinese, entrambe vittoriose e risalite a -6 dalla vetta. Ma che lo scudetto quest’anno sia un affare rigorosamente a due ormai l’hanno capito anche i muri.

Klose abbatte la Fiorentina nel derby dei cerotti e delle squalifiche e i viola si ritrovano a +4 sulla zona retrocessione, mentre l’Udinese conferma i progressi mostrati a Salonicco in Europa League interrompendo a domicilio la serie di 7 risultati utili del Bologna. Dopo Asamoah, rientra anche Di Natale, ed è subito tutta un’altra musica. Totò dice 18 dal dischetto, Basta, Kone e Floro Flores completano il tabellino dei marcatori, frustrando le ambizioni del Napoli, cui la vittoria sull’Inter non frutta alcun recupero in chiave terzo posto. Ma gli azzurri si confermano comunque a loro volta in grande forma (straordinario Lavezzi, non solo per il gol vittoria), facendo sprofondare ulteriormente un’Inter alla deriva soprattutto sul piano fisico. Per Ranieri arriva la quarta sconfitta consecutiva in campionato, la settima nelle ultime 8 partite considerando anche Champions League e Coppa Italia (unica eccezione il 4-4 interno col Palermo). E, per loro sì, la qualificazione alla prossima Champions diventa un miraggio.

Così come per la Roma, che continua a non trovare il bandolo soprattutto in trasferta. Del resto, quando si intraprende un progetto ambizioso come quello giallorosso, improntato sul possesso palla e sull’occupazione costante della metacampo avversaria, i meccanisimi della fase di non possesso sono i più difficili da assimilare. E’ forse l’ultimo salto di qualità, ma anche quello più importante, soprattutto in Italia. Per ora, sulle ripartenze avversarie, la Roma è uno scolapasta: a Bergamo ringraziano Marilungo e soprattutto Denis (arrivano tutti insieme i suoi primi 3 gol del 2012), illusorio il guizzo del neo-azzurro Borini. Il tutto senza lo squalificato Totti e soprattutto senza De Rossi, in tribuna per un ritardo alla riunione tecnica. Scelta discutibile, sicuramente penalizzante nell’immediato, ma che dimostra una volta di più come l’obiettivo della Roma non sia l’immediato, quanto porre le basi per la crescita futura. In quest’ottica, dimostrare al gruppo che certe regole discilpinari interne valgono per tutti, persino per un insostituibile come De Rossi, se è vero che può costare 3 punti oggi, potrebbe “restituirne” tanti altri più avanti.

Come accennato, il Lecce (8 punti nelle ultime 4 partite), passa anche a Cagliari con Muriel e Bertolacci, dopo il provvisorio pareggio su rigore di Larrivey, e non perde terreno dal Siena, favorito dall’espulsione di Balzaretti in avvio e da un rigore un po’ così trasformato da Terzi. Al Palermo non basta il rapido vantaggio griffato Budan per centrare finalmente un successo esterno. Anzi, dopo il rigore, Bogdani, Rossettini e Brienza sanciscono l’ennesimo capitombolo. Niente da fare, invece (e ormai è un concetto che potremmo quasi estendere all’intero progetto salvezza) per il Cesena, punito nel finale da Moscardelli a Verona nonostante l’esordio del terzo tecnico stagionale (Beretta) e per il Novara, passato a rullo dal Catania di Bergessio, Marchese e Gomez (di Rubino il definitivo 1-3). Catania che, per inciso, se dovesse passare anche a Cesena nel recupero, raggiungerebbe l’Inter al settimo posto. Infine, evita proprio in extremis (96’) la quarta sconfitta di fila il Genoa, che riacciuffa con una doppietta di Palacio il Parma scappato con Gobbi e Floccari.

Sul piano fantacalcistico, è stata una giornata movimentata: 30 gol, un rigore sbagliato (Palacio, a segno sulla ribattuta) e ben 8 espulsioni, record stagionale: Alessandro Lucarelli, Vidal, Osvaldo, Cassetti, Canini, Lauro, Balzaretti e Aronica. Il grande protagonista è stato Denis, autore della tripletta che ha rotto un digiuno personale che durava dal 21 dicembre. Di Palacio (doppietta) l’unica altra marcatura multipla del 25° turno. Di Natale (18° centro) allunga su Cavani e Ibrahimovic in vetta ai marcatori, nel turno che proietta l’argentino dell’Atalanta nuovamente al secondo posto a quota 15, mentre Palacio sale a 14, Klose a 12 e Matri raggiunge la doppia cifra. Poche le primizie, nonostante i 27 marcatori diversi di questo weekend, e curiosamente quasi tutte arrivano dalla stessa squadra: il Siena, che ha mandato a segno 4 giocatori tutti al primo gol stagionale: Terzi, Bogdani, Rossettini (al battesimo assoluto in A) e Brienza. Unica eccezione, Kone del Bologna.



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