Ibra, che ritorno!
Autore: Vittorio
Data: 05-03-2012


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Ibra, che ritorno!
Tutto un altro tris

Riposato, arrabbiato e con una voglia matta di far capire a tutti chi comanda. Ancora. Zlatan Ibrahimovic si riprende il Milan, il primato tra i marcatori, il primato in classifica, tutto. Un uomo solo al comando, anche se solo non è. C’è Di Natale a fargli compagnia sul trono dei bomber, ci potrebbe essere la Juve spalla a spalla col suo Milan in vetta alla serie A (dipenderà dal recupero di mercoledì a Bologna), ma i riflettori se li prende lo stesso tutti lui, con quell’arroganza tecnica con la quale in Italia fanno i conti in tanti da quasi un decennio, e i conti non tornano mai.

Tre gol in 35 minuti. Uno per giornata di squalifica. Un ceffone al campionato, più forte di quello rifilato ad Aronica. Il Palermo ci avrà anche messo del suo (e ce l’ha messo eccome), ma ridurre il tutto a una mera analisi di quello che avrebbero potuto o dovuto fare gli altri equivarrebbe a guardare il dito e non la luna. Perché quando Ibra è questo, tutto ciò che una qualsiasi squadra italiana può fare non è suffciente. Punto. Ma lo sapevamo già. E allora la vera notizia del giorno, a ben guardare, è un’altra. E cioè che Ibra non è solo, nemmeno nel Milan. Raramente abbiamo visto una squadra imperniata sullo svedese giocare un buon calcio. Sono le sue caratteristiche a impedirlo, di solito. Invece la Juve, che fino ad oggi aveva contrapposto con successo l’arma della coralità alle superiori individualità rossonere, adesso si ritrova ad affrontare una nuova, amara realtà: il Milan, ora come ora, gioca meglio. Anche di squadra. Anche con mezza squadra. E se 3 gol di Ibrahimovic diventano più una conseguenza che non la causa di tutto, gli scenari cambiano.

Certo, bisogna allontanare la tentazione di assolutizzare. I bianconeri stanno attraversando un periodo-no (4 pareggi nelle ultime 5 partite, che portano a 12 il totale stagionale), ma sarebbe ingeneroso dimenticare quello che avevano fatto prima dell’ultimo mese e marchiare col timbro dell’irreversibilità quanto sta accadendo ora. E’ un momento chiave, però. Perché laddove da una parte certi dubbi si stanno via via diradando, come detto, dall’altra cominciano ad emergere. E anche la tenuta nervosa di una squadra che fin qui aveva volato sulle ali dell’entusiasmo e si ritrova a dover fronteggiare la prima crisetta stagionale sarà un fattore decisivo. Sabato, al termine del match col Chievo, dalle tribune dello Juventus Stadium sono piovuti i primi, timidi fischi. Riuscire a non far tornare a galla le scorie psicologiche di due stagioni iniziate bene per poi rotolare rovinosamente a valle è il compito più difficile che attende Conte nell’immediato.

Erano 14 anni che la Lazio non riusciva a vincere entrambi i derby stagionali. La doppietta è arrivata ieri anche grazie all’espulsione di Stekelenburg dopo appena 5’, ma soprattutto grazie al fatto che la Roma ha concesso a Klose l’opportunità di presentarsi solo davanti al portiere olandese dopo appena 5’. O che, dopo il pari di Borini, Mauri si è ritrovato senza avversari nel raggio di 5 metri su un calcio piazzato, a metà del secondo tempo. Disattenzione che prescinde dall’inferiorità numerica. Ed è solo una delle tante che stanno zavorrando il processo di crescita della squadra di Luis Enrique. Reja si riprende così il terzo posto solitario, approfittando del pomeriggio di scarsa vena dell’Udinese con l’Atalanta e tenendo a distanza il Napoli, vittorioso a Parma oltre i suoi meriti e con la sostanziosa collaborazione degli dei del calcio (sotto forma di errori arbitrali).

Il Catania, invece, butta via l’occasione per schiudere inattesi spiragli europei. Sì perché, vincendo ieri con l’Inter e mercoledì a Cesena nel recupero, gli etnei avrebbero fatto irruzione al sesto posto, davanti alla Roma oltre che alla stessa Inter. Una posizione che, nel caso il Napoli dovesse agguantare la finale di Coppa Italia, garantirebbe la partecipazione alla prossima Europa League. Due vittorie facili, una sulla carta (quella del Manuzzi), l’altra alla prova dei fatti, in campo. Perché per un’ora i rossazzurri, pur camminando, andavano più veloci dell’Inter sull’erbetta di San Siro. Ed è tutto dire. Solo che hanno commesso il peccato imperdonabile di illudersi che da una squadra di Subbuteo non fosse materialmente possibile subire due gol. E quando Ranieri ha tolto Palombo e un fischiatissimo Cambiasso per gettare nella mischia due che almeno dessero l’impressione di correre (Poli e Obi) hanno pagato caro il loro supponente cinchischiare. Carrizo, con un paperone dei suoi, ha fermato a 542’ il cronometro dell’astinenza nerazzurra e a poco meno di sei mesi quello del digiuno personale di Forlan, una voragine sul versante sinistro difensivo ha offerto il secondo pacco dono a Milito. E alla fine Pazzini si è messo una mano sulla coscienza, evitando di trasformare una serata imbarazzante per tre quarti in un farsesco trionfo. Già aver interrotto la serie di 5 sconfitte, in una serata così, profuma di miracolo. Con tanti sentiti ringraziamenti al Catania, appunto.

Nelle altre sfide della 26ª, spicca il rotondo successo del Siena sul Cagliari (seconda affermazione con 3 gol di scarto consecutiva, dopo la disfatta di Lecce), mentre Bologna si commuove per l’addio a Lucio Dalla prima di assistere alla sofferta vittoria sul Novara (merito del primo gol al Dall’Ara di Acquafresca, dopo 4 centri in trasferta), Firenze respira per il 2-0 all’ormai rassegnato Cesena e Lecce sbraita furente per la direzione di Russo dopo il 2-2 interno col Genoa che riallontana i salentini dal quart’ultimo posto.

Sul piano fantacalcistico, la “notizia” è che stavolta all’appello non manca nessun gol: tutti i 26 palloni che hanno varcato regolarmente la linea di porta hanno contribuito al bottino di tappa. E questo anche grazie all’attenzione degli assistenti, che uno sceneggiatore occulto sembra aver voluto mettere subito alla prova dopo l’abbaglio di Romagnoli in Milan-Juve, con ben 3 casi di natura analoga (Borini, Sculli e Izco). Una sola marcatura multipla va ad aggiungersi alla tripletta di Ibra a Palermo: la firma proprio Sculli, che raddoppia così in una sola partita il suo score stagionale. Dal dischetto, Cavani imita Palacio e arriva così un altro “-3/+3” simultaneo, Di Vaio invece sbaglia e basta, consentendo a Ujkani di infiocchettare una settimana da urlo: terzo rigore parato in 4 giorni, dopo i due neutralizzati con la nazionale albanese contro la Georgia. Firme inedite a Torino: De Ceglie sigla il suo primo gol stagionale, a più di 4 anni di distanza dall’ultimo (4 novembre 2007, Parma-Siena 2-2), Dramé il primo in assoluto in serie A. Ma non sono le sole primizie di giornata. Anche Zaccardo, Mauri e Izco entrano nei tabellini per la prima volta quest’anno, mentre Nastasic si regala la prima gioia nel nostro campionato. Quello di Moras è invece il 13° autogol stagionale in serie A.



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