Juve: grazie Amauri!
Autore: Vittorio
Data: 09-04-2012


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Ribaltone in vetta

Una sola speranza alberga nei cuori dei tifosi milanisti, a questo punto. E cioè che davvero, come sostiene Allegri, un obbrobrio come quello che i rossoneri hanno partorito ieri con la Fiorentina sia frutto unicamente delle scorie psico-fisiche accumulate nel vano tentativo di spodestare il Barça in Champions League. Perché in caso contrario potremmo affermare fin d’ora che in questa vigilia di Pasqua si è consumato l’atto di resa di Ibra e soci alla Juve. Non è solo una questione di classifica, di sorpassi ce ne sono già stati prima e potrebbero essercene ancora. Il fatto è che se il Milan è questo una volata finale per lo scudetto nemmeno ci sarà. La condizione fisica negli ultimi due mesi conta più di tutte le altre componenti e di squadre formidabili crollate sul rettilineo d’arrivo son piene le fosse del calcio. Per cui, appunto, ai milanisti come a tutti gli appassionati che pregustano un rush finale palpitante conviene sperare che abbia ragione Allegri, e che questa sia solo una parentesi.

Quella che ha sconfitto i campioni a San Siro, oltretutto, era una Fiorentina con le toppe, esattamente come il Palermo che poche ore dopo ha lottato ma si è dovuto arrendere alla straripante Juve di questi tempi. Il fatto è che forse, nel caso dei viola, l’arma vincente è stata proprio quella: non c’era Montolivo, mancavano anche Cassani, Gamberini e Vargas e Amauri ha fatto capolino solo nel finale per piantare la banderilla decisiva. In campo è andata gente forse inferiore tecnicamente, ma fresca, di testa e di gambe, al cospetto di un Milan parso a tratti boccheggiante. Non è bastato il generoso rigore trasformato da Ibrahimovic nel primo tempo, perché i viola avevano già capito prima di allora di potersela giocare come forse non speravano di fare e nella ripresa il bluff è venuto a galla. Pari di Jovetic, quindi quello che molti hanno sapidamente definito il primo e unico gol stagionale di Amauri… per la Juve. Poi ci hanno pensato Bonucci e Quagliarella a sancire il nuovo primato bianconero, mettendo sotto un Palermo che non aveva proprio le armi per opporsi. E forse, in questo momento, non le avrebbe avute nemmeno al gran completo.

Ora, siccome quello di fotografare l’attualità e proiettarla all’infinito come se nulla potesse mutare è un approccio che nel calcio spesso si rivela fallace, meglio evitare di trarre conclusioni a più di un mese dal traguardo. Non dimentichiamo che, non più tardi di un mese fa, la Juve era in crisi, il Milan vinceva sempre con una facilità imbarazzante e bla bla bla. Quindi, premesso che, come detto, se non cambierà nulla nella condizione generale delle duellanti questo scudetto è già virtualmente assegnato, darlo per scontato a sette partite dal termine sarebbe un’imprudenza. Anche perché adesso sarà la squadra di Conte a dover dimostrare di saper sopportare la pressione e la filastrocca con cui il tecnico juventino l’ha scaricata dalle spalle dei suoi fino ad ora (“il Milan è nettamente più forte, lo scudetto lo possono perdere solo loro” e così via) non regge più. Adesso sono i bianconeri ad essere favoriti, come probabilmente non si sono mai davvero sentiti prima. Ed è un cambio di scenario che potrebbe giocare brutti scherzi a livello mentale. Non occorre andare tanto lontano per trovare un esempio a riguardo: chi ha dimenticato la parabola della Roma di Ranieri due anni fa?

Con una gemma preziosa incastonata in un contesto all’insegna della consueta praticità, la Lazio supera il Napoli in un crocevia forse decisivo per il terzo posto. La gemma porta la firma di Stefano Mauri, la cui rovesciata vincente che regala il nuovo vantaggio ai biancocelesti dopo la risposta di Pandev a Candreva si candida fin d’ora al riconoscimento per il più bel gol del campionato. Chiude Ledesma dal dischetto e Mazzarri precipita a -6 dal terzo posto. Resta a 3 punti dalla zona Champions, invece, l’Udinese, che torna al successo piegando il Parma con la doppietta di Asamoah e il 150° gol in serie A di Di Natale. Inutile il guizzo di Lucarelli per gli emiliani, che precipitano così al quart’ultimo posto, superati dalla Fiorentina e raggiunti dal Genoa, che non va al di là del pari sul campo del Novara (Marco Rossi-Mascara).

Ma a rimescolare le carte per la salvezza arriva soprattutto la netta affermazione del Lecce sulla solita Roma da trasferta, che precipita sotto i colpi degli scatenati Muriel e Di Michele (doppietta) prima di addolcire appena la pillola nel finale con Lamela e Bojan. Cosmi risale così a -4 dalle quart’ultime (e immaginiamo il suo disappunto quando gli hanno comunicato la notizia della vittoria della Fiorentina a Milano), mentre Luis Enrique torna a 7 punti dal terzo posto. Un passo falso probabilmente fatale, quello dei giallorossi, al pari di quello dell’Inter, che rimonta sì due volte il Cagliari nell’insolita cornice del “Nereo Rocco” di Trieste (Milito replica ad Astori, Cambiasso a Pinilla), ma non riesce poi ad approfittare della superiorità numerica per l’espulsione del cileno e deve accontentarsi di un pari che non serve a nulla. Torna sulla terra anche il Catania, battuto 3-2 a Verona (Bradley, rigore di Pellissier, autorete di Andreolli, Paloschi e Almiron, con i siciliani a lungo in 10 per il rosso a Spolli), mentre il Siena, dopo il botta e risposta Schelotto-Larrondo in avvio, trova con Destro nel finale il guizzo che vale mezza salvezza a Bergamo e Cesena e Bologna chiudono senza reti un derby privo di emozioni.

Dopo i 35 gol del turno precedente, un altro ottimo raccolto: 33 reti per questo turno pre-pasquale, che portano il totale stagionale a 794, pari a 2,56 a partita, dato superiore al totale dello scorso campionato (2,51). Ma ancora una volta latitano le marcature multiple. Gli unici a ottenere 6 punti di bonus sono Muriel e Asamoah, mentre si ferma a 5 Di Michele, autore di uno dei 5 centri dal dischetto. Di Pellissier, Larrondo, Ledesma e Ibrahimovic le altre trasformazioni e per lo svedese è la nona su altrettanti tentativi. Ibra sale così a quota 23 nella classifica marcatori, ma Di Natale mantiene le distanze, raggiungendo quota 20. Andreolli firma la 17ª autorete stagionale, nel turno che ha visto Astori e Larrondo tornare entrambi al gol in A dopo più di due anni (e l’argentino ne aveva realizzato uno solo, in Siena-Bologna 1-0 del 21 marzo 2010) e Bradley trovare la sua prima perla italiana. Ma la “resurrezione” più importante è ovviamente quella di Amauri, anche lui al primo centro stagionale, a distanza di quasi 12 mesi dall’ultimo, realizzato con la maglia del Parma, a Udine, il 23 aprile dell’anno scorso

E-mail: vittorio.romeo@tin.it
 

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