Leonardo da Vinci. Capolavori in mostra
Autore: Joker
Data: 10-03-2006


Torino, Biblioteca Reale fino al 16 Marzo 2006


TORINO. Sarà per tutti, italiani e stranieri, un'esperienza unica passare, nella Torino olimpica, dalla Palazzina della Promotrice, con i suoi splendori gotici, alla Biblioteca Reale nel cuore di piazza Castello, che espone da ieri i disegni di Leonardo e della sua scuola e il gioiello del piccolo Crocifisso di Michelangelo giovane («Leonardo da Vinci. Capolavori in mostra», fino al 19 marzo). Nemmeno i maggiori musei mondiali possono offrire questa contiguità che contraddice in modo stupefacente le abituali convenzioni e scansioni cronologiche della storia dell'arte.

Al primo confronto fra il linguaggio tardogotico e «moderno» del '400 alpino e transalpino e le due rarefatte vette finali fiorentine si aggiunge quello che ribalta le immagini tradizionali, soprattutto romantiche, di Leonardo criptico e universale, stregone e mago, e di Michelangelo drammatico titano. Sul versante Leonardo, il famosissimo Autoritratto a sanguigna «di se stesso assai vecchio» della Biblioteca Reale è certo noto a ognuno probabilmente quanto la Gioconda dal secolo della riproducibilità tecnica, e poteva già evocare nello stesso '500, nelle pagine del Lomazzo, «con li capelli longi, con le ciglia, e con la barba tanto longa», l'immagine misteriosofica del «druido Hermete» Trismegisto. Sta di fatto che forse da nessun'altra immagine dell'arte promana con tanta forza il superego e una tale autoanalisi introspettiva da risvegliare il ben noto interesse e allarme di Freud.

Le vetrine della galleria di Pelagio Pelagi ospitano, del gruppo mirabile di Leonardo e scuola acquisito da Carlo Alberto tramite Giovanni Volpato, i disegni dell'anatomia dei cavalli delle scuderie milanesi legati agli studi per i monumenti non realizzati di Francesco Sforza e del maresciallo Trivulzio, i due fogli accostati di studi per la proporzione del volto e dell'occhio, e il foglio bellissimo e tipicamente enigmatico con Busto di giovane incoronato di spine e foglie di vite, tradizionalmente attribuito a Leonardo e oggi riconosciuto al Boltraffio. E qui già emerge un gioco delle parti con l'altro vertice in mostra. I tratti fisionomici del volto presentano forti analogie con quelli del David di Michelangelo.

L'arena del confronto è la Sala di Leonardo. Al centro, isolato e come sospeso nella sua teca con il raffinato gioco di luci che rende quasi invisibile la diafana croce di vetro, la luce avvolge magicamente i 42 centimetri del Cristo crocifisso di Michelangelo, purissima sagoma soffusa dal dolce bruno avorio sul legno di tiglio, illusionisticamente bruno sull'onda dei capelli lunghi sulla testa reclinata. L'anatomia quasi astratta del precedente capolavoro, il Crocifisso di Santo Spirito a Firenze, lascia qui il campo a una più illusionistica puntualità anatomica nei morbidi avvallamenti del torso e del bacino, ma i trapassi lievi da luce a ombra sono tanto «sfumati» quanto quelli soffusi sulle due teste femminili di Leonardo che, sul fondo della sala, affiancano l'Autoritratto: quella per l'angelo della Vergine delle rocce della Biblioteca (per Berenson «il più bel disegno del mondo»), e quella di una Vergine, uno dei due fogli inviati dal Metropolitan di New York, recentissimamente riconosciuto come autografo da Carmen Bambach, assieme all'altro con Ercole stante e schizzi di flusso d'acque, messo a confronto con Ercole e il leone nemeo della Biblioteca. Dove il titanico non è Michelangelo ma Leonardo.


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